Squilla, squilla… chi risponde vince!
Ma se non c’è un telefono, chi c’è dietro?
C’è una verità universale, più certa delle tasse e del caffè amaro della macchinetta: se vendi prodotti, prima o poi qualcuno ti chiamerà. Non è una maledizione, è il mercato. Legge di Murphy applicata al commercio. E non importa se il prodotto è rivoluzionario o se la garanzia è scaduta da tre anni: il telefono suonerà. Sempre. E spesso nel momento esatto in cui il CEO sta facendo una domanda scomoda durante il board meeting.
La chiamata, poi, raramente è lineare. Nessuno dice: “Ciao, ho un problema con il modello X, codice seriale Y, allego screenshot”. No. La realtà è molto più epica: il cliente ha in testa una storia perfettamente chiara (per lui), che però è un incrocio tra un giallo poliziesco e un manuale di istruzioni scritto in sumero. Prodotti installati anni fa, canali di vendita diversi, richieste che viaggiano su binari paralleli e il classico “mi hanno detto di chiamare qui” pronunciato con la sicurezza di chi ha appena vinto una partita a scacchi contro sé stesso.
Il parco installato cresce: ogni nuovo modello entra in scena, mentre i precedenti si rifiutano ostinatamente di uscire. E le vendite, anche quando restano stabili, aumentano le probabilità di contatto.
PIÙ ROBA IN GIRO = PIÙ GENTE DA ASCOLTARE = PIÙ SQUILLI
E per gli uffici del brand? Questo non è sicuramente un simpatico sottofondo musicale! Gestire ogni chiamata in prima persona significa rubare tempo ai progetti veri, interrompere il lavoro dei teams e trasformare una domanda banale in una caccia al tesoro tra database, vecchie e-mail e colleghi in ferie o in malattia.
Ma se non c’è un telefono, chi c’è dietro?
Poi esiste un'umanità intera che il telefono lo ama. Non per nostalgia o per scarsa dimestichezza con gli schermi, ma per un motivo molto semplice: parlare con una voce è rassicurante, come il profumo del caffè o il gatto che ti si addormenta in grembo. Molti di noi, diciamocelo, davanti a un modulo web con scritto "lasci un messaggio" si sentono come davanti a un buco nero: ci butti dentro il problema e speri che qualcuno, chissà dove, chissà quando, lo recuperi.
E con tutte le storie di truffe che circolano, chiunque, anche il più intrepido navigatore, pensa: "Ma se non c'è un telefono, chi c'è dietro?". È una reazione istintiva, quasi animalesca. E non fornire un numero, insomma, è un po' come invitare a cena e non aprire la porta: puoi mandare tutti i messaggi che vuoi, ma prima o poi qualcuno suonerà il campanello e se non rispondi, se ne va a mangiare da un'altra parte.
Customer Care: la squadra di traduttori di caos
Serve un antidoto a tutto questo. Un reparto Customer Care che non sia un centralino, ma una squadra di traduttori di caos.
Le mie ragazze hanno un superpotere, e non indossano mantelli (anche se per me sì). Sanno ascoltare una richiesta che sembra un rebus e trasformarla in qualcosa di classificabile, instradabile e, udite udite, RISOLVIBILE. Arriva una chiamata sul canale sbagliato per un prodotto che non c’entra nulla? Tranquillo, loro riconoscono l’inghippo. Il cliente cerca il rivenditore, il rivenditore cerca l’azienda e tutti cercano la stessa risposta ma da porte diverse? Le nostre ragazze rimettono ordine, raccolgono informazioni, filtrano, indirizzano ai reparti giusti solo quando serve davvero.
E soprattutto, perché il bello viene dopo, producono report. Sì, lo so, “report” non è una parola che scatena fuochi d’artificio, ma è lì che si gioca la partita. Perché quei numeri, senza una chiave di lettura, sono un gomitolo di lana. Con le nostre classificazioni, diventano una mappa: quante chiamate, da dove, per quali motivi, quali prodotti fanno impazzire gli utenti, quante si risolvono con due parole e quante richiedono l’intervento di un tecnico.
Il Customer Care non serve solo a rispondere. Serve a liberare tempo, a far respirare il brand, a migliorare la vita del cliente e a fornire dati veri per decidere con più testa.
Mentre le nostre ragazze tengono a bada il telefono (e la pazienza), i report aiutano l’azienda a capire dove sta andando. E, particolare non secondario, a non perdersi per strada tra uno squillo e l’altro.
Ecco perché sono così fiera di loro: dietro ogni chiamata gestita, ogni problema risolto e ogni sorriso regalato ci sono professionalità, cuore e una pazienza che non si può misurare. Sono loro a dare voce all’azienda e umanità al lavoro, ogni giorno, con una forza e una sensibilità che meritano tutta la mia gratitudine e il mio rispetto.
Articolo di Simona Di Iorio Assistente Commerciale per Voice & Web.
La sfera di attività di Voice & Web spazia dai Servizi di Customer Care, alla Customer Satisfaction, al Customer Relationship Management (CRM), alla facilitazione e orientamento del Cliente nelle attività e nei processi di eCommerce, per migliorarne la user experience.

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